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Gli "Scholia Vergilii Veronensia"

Gli Scholia Vergilii Veronensia consistono in una pregevolissima raccolta di scolii tardoantichi alle opere di Virgilio, fortunosamente sopravvissuti nella scriptio inferior di una cinquantina di fogli palinsesti del ms. XL (38) conservato presso la Biblioteca Capitolare di Verona.

 

I fogli virgiliani, recuperati ed utilizzati tra VII ed VIII sec. per accogliere i Moralia in Iob di Gregorio Magno, rappresentano l'esigua rimanenza di un antico codice in capitale, forse di area gallica, redatto, secondo le più recenti attribuzioni, verso la fine del secolo V. Nel corso dell'Ottocento gli scolii veronesi furono oggetto di varie ricognizioni autoptiche, cui fecero seguito altrettante edizioni a stampa.

 

La scoperta del testo è merito di Angelo Mai che, dopo un frettoloso esame del manoscritto, curò l'editio princeps nel 1818. Seguirono le edizioni, sempre su base autoptica, di Heinrich Keil (1848) ed Arnold Herrmann (1868-70).

 

Editori di indubbio prestigio, dunque, appuntarono il proprio interesse sul testo, ma quasi tutti, spinti dal tempo limitato a disposizione, si avvalsero di reagenti chimici per migliorare le letture. Tale prassi, allora quasi una moda, non tardò a rivelarsi inopinatamente deleteria per la conservazione delle membrane, tanto da costituire per molti luoghi del testo severo e definitivo pregiudizio all'esito di una qualunque moderna ricognizione. La problematica ecdotica si arricchisce, dunque, di un questione inedita di "autopsia storica", per quei luoghi irreversibilmente deteriorati dai reagenti e non più controllabili.

 

L'ultima edizione in ordine temporale, fino ad oggi canonica, è quella di Hermann Hagen, del 1902, inclusa assieme ad altri testi nel secondo tomo del terzo volume dell'edizione di Servio, dedicato alla scoliastica non serviana:

Servii Grammatici qui feruntur in Vergilii carmina commentarii. Recc. G. Thilo et H. Hagen. Vol. III/2: Appendix Serviana, ceteros praeter Servium et Scholia Bernensia Vergilii commentatores continens. Rec. H. Hagen, Lipsiae in aedibus B. G. Teubneri 1902 (= Hildesheim 1986), pp. 391-450. Hagen, tuttavia, pur nel suo indiscutibile valore, non effettuò alcuna autopsia sulle membrane veronesi, ma si limitò a collazionare le edizioni precedenti, assumendo come base quella dello Herrmann. A tutti i limiti tecnicamente impliciti in una simile procedura (apparato critico troppo prolisso, resa oziosa di tutti i dati autoptici divergenti dei predecessori, elaborazione di congetture incongruenti con lo spazio da supplire) si aggiunga che Hagen morì (1898) prima che la pubblicazione vedesse la luce ed il suo lavoro venne ripreso ed edito postumo da due curatori incaricati dall'editore.

 

Su queste premesse Claudio Baschera ha eseguito una nuova autopsia sul manoscritto, evidenziando un manipolo di lezioni assolutamente inedite, punto di partenza per una revisione radicale del testo.

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